30/6/2010 - BATTAGLIE DELLA CIVIL WAR: SHILOH E ANTIETAM 1862
LA BATTAGLIA DI SHILOH 6- 7 aprile 1862

Grant sopreso a Shiloh rovescia l'esito della battaglia
e sconfigge i confederati


La chiesa metodista di Shiloh sorge ancora oggi nel posto tranquillo in cui era una volta. E’ stata ricostruita dai Reenactor’s identica a quella originale. Anche in questo luogo, come per tanti altri campi di battaglia della guerra civile, si assiste ogni giorno ad un intenso via vai di turisti, curiosi, appassionati.
Numerose tabelle lungo il percorso spiegano al visitatore ogni fase di quella battaglia; un inferno che quel giorno devastò le campagne del Tennessee, dalle sponde del fiume omonimo, fino alla western Corinth road.
Nei pressi della chiesa di Shiloh, a Pittsburg Landing, erano accampate le truppe di Grant dopo la conquista dei due forti Confederati, Fort Henry e Fort Donelson.
Una grande impresa operata, dall’allora ancora sconosciuto, Generale che cercava di attuare la penetrazione nel sud sull’altro fronte; quello dell’ovest.
Su quel terreno era accampata l’armata del Tennessee e Grant aveva pensato di trincerare quelle posizioni nell’attesa di andare all’attacco. Però, pur avendo incaricato il Colonnello McPherson del Genio affinché provvedesse alla fortificazione, siccome la linea difensiva (secondo i rilevamenti fatti sul terreno) avrebbe dovuto correre più indietro, e cioè proprio in mezzo al campo dell’Unione, non se ne fece più nulla, non venne allestita alcuna trincea né difesa passiva.
La chiesa metodista di Shiloh sorge ancora oggi nel posto tranquillo in cui era una volta. E’ stata ricostruita dai Reenactor’s identica a quella originale. Anche in questo luogo, come per tanti altri campi di battaglia della guerra civile, si assiste ogni giorno ad un intenso via vai di turisti, curiosi, appassionati.
Numerose tabelle lungo il percorso spiegano al visitatore ogni fase di quella battaglia; un inferno che quel giorno devastò le campagne del Tennessee, dalle sponde del fiume omonimo, fino alla western Corinth road.
Nei pressi della chiesa di Shiloh, a Pittsburg Landing, erano accampate le truppe di Grant dopo la conquista dei due forti Confederati, Fort Henry e Fort Donelson.
Una grande impresa operata, dall’allora ancora sconosciuto, Generale che cercava di attuare la penetrazione nel sud sull’altro fronte; quello dell’ovest.
Su quel terreno era accampata l’armata del Tennessee e Grant aveva pensato di trincerare quelle posizioni nell’attesa di andare all’attacco. Però, pur avendo incaricato il Colonnello McPherson del Genio affinché provvedesse alla fortificazione, siccome la linea difensiva (secondo i rilevamenti fatti sul terreno) avrebbe dovuto correre più indietro, e cioè proprio in mezzo al campo dell’Unione, non se ne fece più nulla, non venne allestita alcuna trincea né difesa passiva.
Alle prime luci dell’alba, alle 5:14, il fuoco della battaglia divampò. Cosa era accaduto? Le avanguardie nordiste si erano scontrate con il grosso dell’esercito Confederato guidato dal Generale Jonston che a sorpresa, aveva assunto l’iniziativa strategica di avanzare nella notte nei pressi della Corinth road e del campo chiamato “Fraley Field”.

Furono gli Unionisti ad attaccare con la brigata del Colonnello Peabody. Questo accadeva molto più in là della chiesa di Shiloh dove nel frattempo era accampata la divisione del Generale Benjamin Prentiss.
In quel momento il generale William Tecumseh Sherman fece schierare la sua divisione in linea di battaglia anche se era convinto che il nemico mai avrebbe attaccato la fortissima posizione dell’Unione a Pittsburg Landing. Era stato proprio lui a sconsigliare Grant dal trincerarsi dicendo che questo avrebbe instillato una mentalità difensiva nei soldati. Un errore che Ulysses Simpson Grant, uno dei Generali dell’Unione più aggressivi in assoluto, si guardò bene dal commettere negli anni successivi.
Sherman stava galoppando in avanscoperta lungo il fronte quando, circa alle 7:00 del mattino, vide sbucare dai boschi centinaia di giubbe grigie che avevano aperto il fuoco, il suo attendente venne ucciso sul colpo in quegli istanti. Era l’anteprima di un disastro perché le truppe confederate stavano piombando sugli accampamenti pressoché indifesi mentre i soldati erano ancora intenti a gustare il caffè.

Sherman si rese immediatamente conto che la sua divisione sarebbe stata la prima a sostenere l’impatto con i Confederati.
Per prima cosa Sherman si preoccupò di far allertare le divisioni dei Generali John A. McClernard e Hurlbut, quindi chiese a quest’ultimo il sostegno per la divisione di Benjamin Prentiss ormai sottoposta a dura pressione. In quel momento le forze Unioniste erano in inferiorità numerica pressati dai 45.000 uomini in grigio contro i 30.000 uomini di Grant, gli unici in battaglia in quel momento.
Ma dov’era Grant? Egli in quel momento si trovava lontano dal campo di battaglia ed esattamente a Savannah per incontrare Buell non aspettandosi minimamente un attacco sudista.
In quel momento era anche reduce da una brutta caduta da cavallo e camminava aiutandosi con le stampelle a causa dei dolori che gli procurava la lussazione all’anca.
Seppure in ritardo la macchina da guerra di Grant si mise in moto. Fece inviare un telegramma a Buell per chiedergli di raggiungere le forze dell’Unione sotto attacco nemico, quindi impartì l’ordine al Generale William “Bull” Nelson di muovere verso la sponda del fiume Tennesse, infine si imbarcò sul piroscafo Tigress e raggiunse Pittsburg Landing.
Nella sua mente una ritirata dell’esercito da quelle posizioni non era concepibile, anzi avrebbe combattuto con la veemenza che, nonostante la cattura di Fort Henry e Fort Donelson, ancora pochi conoscevano.
Prima di tutto Grant si preoccupò di mantenere ininterrotto il flusso di munizioni che servivano alle truppe impegnate negli scontri, quindi inviò il 23° Missouri in rinforzo alla divisione di Prentiss, inoltre si preoccupò di formare una linea di drenaggio affinché gli sbandati venissero riorganizzati e rispediti all’attacco.
L’incontro con il Generale Wallace schiarì ulteriormente la situazione.
L’assalto dei confederati era l’attacco principale e non una manovra diversiva, perciò non vi erano altre minacce in alcuna direzione, quindi ora si poteva ordinare al generale Lewis Wallace di marciare su Pittsburg Landing e rinnovare l’ordine al generale Nelson di affrettarsi verso il campo di battaglia. Grant era convinto di poter reggere alla pressione nonostante la sorpresa, pienamente riuscita, dei Confederati che, piombati all’improvviso dalla boscaglia, avevano investito l’intero fronte e gli accampamenti federali.
Bisognava subito assistere Sherman che, sulla collinetta della chiesetta di Shiloh, resisteva con 5-6.000 uomini alla pressione di 10.000 Confederati ed aveva urgente bisogno di munizioni. Concludendo la sua ispezione generale del campo di battaglia, Grant si recò nei pressi della divisione McClernand, trovatala in difficoltà inviò due reggimenti dell’Iowa di rinforzo.
La battaglia nel frattempo entrava in una fase nevralgica.
Il generale Johnston incitava i suoi uomini:
Avanti! prima del tramonto i nostri cavalli si abbevereranno sulle sponde del Tennesse! Ma il comandante sudista trovò la morte proprio quel giorno a Shiloh

Sherman resisteva insieme ai reggimenti di McClernand mentre al centro la brigata di Peabody era stata ricacciata indietro e lo stesso Peabody era stato ucciso. Il generale Prentiss, dopo essersi ritirato più a nord, cannoneggiava con l’artiglieria le file Confederate. La brigata di Stuart (Us) si batteva contro un intero corpo d’armata nemico. Verso le 10 la situazione peggiorò poiché Prentiss dovette ritirarsi asserragliandosi in trincea presso la strada, sostenuto ora dalle due divisioni del generale W.H. Wallace e Hurlbut. Con questa manovra però il fianco sinistro di Sherman e McClernand si scoprì costringendoli a ripiegare verso la strada per Purdy e il Tilghman Creek. Stessa sorte toccò alla brigata Stuart quando i Confederati misero piede sulla collinetta di Shiloh.
Era già mezzogiorno e all’orizzonte non si intravvedeva alcun rinforzo perchè il Generale Wallace aveva sbagliato strada (e questo costò ore preziose), mentre Nelson si mosse solo alle 13.30.
Grant ordinò a Prentiss di tenere la posizione fino all’ultimo uomo e intanto continuava a inviare staffette ai generali in arrivo. La posizione però era ottima e molti assalti nemici furono respinti uno dopo l’altro mentre il tempo passava…
La pressione del nemico continuava a farsi sentire pesantemente nonostante la strenua resistenza e il fuoco di artiglieria divenuto micidiale e martellante sulle file nemiche. Ormai la brigata Stuart era semidistrutta, del Generale Lewis Wallace non si aveva traccia quindi Grant gettò nella mischia tutta la riserva e concordò con Sherman e McClernand di ripiegare su posizioni più difensibili. Così facendo però la posizione della divisione Prentiss non sarebbe stata più sostenibile al centro se non più appoggiata dalle ali. E così accadde. Prentiss, dopo aver resistito per ore dovette arrendersi per mancanza di munizioni, essendo tra l’altro rimasto con non più di duemila uomini. Precedentemente il generale W.H.L. Wallace, che tanto aveva fatto per salvare la giornata, era caduto durante la ritirata per salvare la sua divisione. Riuscì nel suo intento prima di cadere sul campo.
Il nido dei calabroni (Hornet’s Nest), come fu chiamato il punto centrale dove Prentiss aveva combattuto strenuamente, era perduto ed ora restava solo l’ultima posizione federale prima delle acque del fiume Tennessee, Pittsburg Landing.
Grant comunque era fiducioso, la resistenza della divisione Prentiss aveva fatto guadagnare tempo prezioso per una riorganizzazione generale.
Tutto ciò che fu possibile rastrellare e riorganizzare a livello di truppa fu schierato, compresi gli sbandati della brigata Stuart. Furono piazzati 50 cannoni in uno spazio relativamente ristretto e sopraggiunsero le cannoniere fluviali che tanto bene si erano comportate nella presa dei due forti confederati. Ora le bocche da fuoco della “Tyler” e della “Lexington” erano pronte ad unirsi all’artiglieria terrestre tirando sul nemico dal fiume.
Le cannoniere Tyler e Lexington


La cannoniera Lexingthon
Il Generale Hurlbut, che aveva avuto l’ordine da Grant di curare personalmente le operazioni di artiglieria rastrellando tutto quello che poteva dal campo di battaglia, si preparava a ricevere l’ultimo attacco del nemico, che fu poi respinto, in quella giornata. Mentre le cannoniere spazzavano le file dei soldati grigi che stavano tentando l’ultimo assalto, Grant si recò da Sherman, rimasto ferito per la seconda volta in quella battaglia, per dirgli che bisognava prepararsi al contrattacco del giorno dopo poiché il momento ora era favorevole.
Quando finalmente le divisioni di Nelson raggiunsero il campo di battaglia, alcuni suoi uomini riuscirono ad essere impiegati per respingere l’ultimo attacco Confederato di quel giorno (18:30). L’intera divisione però non poté essere schierata prima delle 21:00; Grant era riuscito a respingere il nemico contando solo sulle forze che aveva gettato in campo sin dal mattino.
Sopraggiunse la notte, mentre le cannoniere continuavano incessantemente il loro lavoro di martellamento, iniziò a piovere. Grant passò quella notte in mezzo alle sue truppe anche se avrebbe potuto ritirarsi su un piroscafo e, siccome l’unica casa di campagna era diventata un ospedale per i feriti, si sistemò sotto un grosso albero. La sua mente elaborava i piani per il giorno dopo.
Erano arrivate anche le divisioni che aspettava: la 2° del Generale McCook, la 4° del Generale Nelson e la 5° del Generale Crittenden. Tutto era pronto per la controffensiva del giorno dopo.

All’alba del 7 Aprile 1862 sette divisioni erano pronte al combattimento. Quattro dell’armata del Tennessee sulla destra e tre dell’armata dell’Ohio sulla sinistra.
L’attacco parte alle 7:00 con le divisioni di Lew Wallace che cacciano i confederati dallo Jones field dopo due ore di aspri combattimenti, mentre gli uomini di Grant e Buell, dopo l’avanzata, mettono in rotta il nemico sulla Hamburg-Purdy road.
Alle 9:00 Nelson avanza attraverso i Wickers e Sarah Field, mentre Crittenden si spinge al centro fermandosi ad Hornet’s Nest. I sudisti di Breckenridge ed Hardee reagiscono contrattaccando Nelson sulla destra; lo costringono ad arrestare la sua avanzata ma la divisione di McCook, passato il Tilghman Branch, attacca i ribelli sul fianco destro.
Nella zona di Wallace sopraggiungono Sherman, McClernand ed Hurlbut e attaccano i confederati sul fianco sinistro.
Verso le 12 i sudisti di Polk e Bragg si ritirano dalla Hamburg/Purdy road inseguiti da Wallace.
Alle due dello stesso giorno le divisioni di Nelson e Crittenden avanzano ancora forzando il fianco destro dei Confederati che si ritirano oltre la Hamburg/Purdy road mentre McCook ingaggia battaglia con Bragg nella zona chiamata Water Oak Pond.Gli uomini di Pierre Gustave Toutant Beauregard cercano di contrattaccare ma, intorno alle 2:00 del pomeriggio, sotto la pressione delle divisioni di McCook debbono ritirarsi.
Alle 16:00 truppe Confederate coprono la ritirata del grosso del proprio esercito sulla Western Corinth road.
La battaglia di Shiloh (parola di origine ebraica che significa “posto di pace”), una delle più costose in termini di vite umane della guerra civile americana sul fronte dell'ovest, si conclude così.Il generale Grant sconfigge i sudisti in una battaglia che sembrava perduta
le perdite dell’esercito federale sono 13.047- 1.754, uccisi, i feriti 8.048, 2.285 prigionieri, nessun disperso.Le perdite dell'esercito confederato ammontano a 10,699[3]
a cura di Stefano Jacurti



fasi della battaglia di Shiloh
conclusioni: "la storia dimostra che"

mai parlare prima che sia finito tutto, in queso caso Johnston perse la vita in una battaglia che pensava di aver vinto. Il generale Grant dimostrò di essere un grande comandante, frantumando con i fatti i suoi detrattori perdenti.
Hanno sempre avuto torto, fino alla fine.
LA BATTAGLIA DI ANTIETAM- 17 settembre 1862

Il generale Lee invade il Maryland ma viene fermato, Antietam viene chiamata bloodest day, il più alto numero di perdite dei due schieramenti in un giorno solo

Sia il Dipartimento della Guerra che Lincoln in persona non furono per niente soddisfatti della cosiddetta “Campagna Peninsulare” del generale McClellan tesa alla conquista della capitale confederata Richmond. Per tali ragioni costituirono in tutta fretta un’armata, detta “Armata della Virginia”, con diverse unità dell’Armata del Potomac di McClellan e ne affidarono il comando a John Pope. Questa scelta si dimostrerà a dir poco infelice e condurrà i federali a una sonora sconfitta nei pressi di Centreville – battaglia nota come “Seconda Bull Run” – gli ultimi giorni d’agosto del ’62 ad opera di Lee.
Fu solo una decisa azione di retroguardia condotta dal IX Corpo di Stevens ad evitare guai peggiori anche se ora il generale sudista s’apprestava ad entrare in Maryland e minacciare seriamente la capitale unionista. Le demoralizzate truppe di soldati blu incolpavano, e non senza ragione, d’incapacità il proprio comandante e i suoi subordinati e perciò accolsero con soddisfazione la decisione di esautorare Pope.
Le due armate furono poste sotto il comando di McClellan e nelle intenzioni di Halleck ciò doveva essere solo temporaneamente onde sfruttare le notevoli capacità organizzative del generale per riamalgamarle e affidarne poi il comando a qualcun’altro: Lee però non perse tempo e attraversò il Potomac presso Leesburg il 4 settembre. Il tempo stringeva, Washington rischiava di essere presa e McClellan prese autonomamente l’iniziativa e avanzò contro Lee il 5 settembre. Il sud stava giocando, in questa offensiva generale, (contemporaneamente Smith e Bragg attaccavano il Kentucky) d’azzardo visto che le sue risorse militari erano paurosamente sotto sforzo.
Per l’invasione del Maryland Lee intendeva in primo luogo catturare Harper’s Ferry, guarnigione federale, e per far ciò pensava d’utilizzare “Stonewall” Jackson con sei divisioni mentre Longstreet avrebbe dovuto proseguire contro Hagerstown.
Una volta fatto questo l’armata doveva proseguire contro Harrisburg in modo tale da occupare una posizione che gli permettesse d’attaccare Baltimora, Filadelfia o Washington a seconda delle circostanze.
Il tutto fu descritto in un ordine, lo Special Order 191, che fu diramato a tutti i comandanti di divisione: quest’ordine venne trovato, avvolto in una scatola di sigari, da alcuni soldati nordisti (non si sa se per colpevole e incredibile trascuratezza o vero e proprio tradimento) presso un accampamento occupato poco prima dalla divisione Hill presso Harper’s Ferry.
Ora McClellan conosceva i piani di Lee nel dettaglio, sapeva che i sudisti si stavano praticamente dividendo in due e aveva l’opportunità unica di distruggere Lee pezzo a pezzo.
Tutto stava portando alla battaglia dei passi collettivamente nota come South Mountain (combattuta il 14 settembre 1862) e al bagno di sangue di Antietam il 17 settembre.
Come accennato, i federali conoscevano le intenzioni di Lee e per questa ragione al IV Corpo di Franklin fu ordinato di occupare Crampton’s Gap con l’incarico secondario d’aiutare la guarnigione di Harper’s Ferry mentre il IX Corpo di Reno e il I Corpo di Hooker avrebbero dovuto sostenere lo sforzo principale su Fox’s Gap e Turner’s Gap rispettivamente, il tutto sotto la supervisione del magg. Gen. Burnside, comandante dell’ala destra federale. Se fossero riusciti nell’intento di forzare i passi l’esercito confederato si sarebbe trovato spezzato in due.
A sbarrare la strada del IV Corpo fu la brigata Mahone e due reggimenti di cavalleria della brigata Robertson agli ordini del colonnello Munford che dispose le proprie forze lungo un muretto di pietra che costeggiava la via che portava a Mountain Church, nei pressi di Burkittsville con la cavalleria che fungeva da schermagliatore appiedato, a protezione dei fianchi.
La prima unità ad andare all’assalto fu la 2° brigata/1° divisione del IV Corpo e i combattimenti incominciarono furiosi verso mezzogiorno del 14 settembre. La posizione difensiva era tale da che fu ben presto necessario l’impiego non solo dell’intera divisione ma fu gettata nella mischia anche la 2°. Dopo ben tre ore i confederati cedettero ma ormai il loro scopo era raggiunto, impedendo ai nordisti d’avanzare oltre Crampton’s Gap. La prima schermaglia si era conclusa.
Nel frattempo i nordisti stavano portando avanti il loro sforzo, guidati da Burnside, su Turner’s Gap e avevano di fronte la divisione di D.H. Hill. Questi mandò la brigata Colquitt a occupare il passo mentre la brigata Garland fu mandata nel tratto di Fox’ Gap con le altre tre brigate in riserva. I primi ad entrare in contatto con il nemico fu Garland che si trovò di fronte la divisione “Kanawha” del IX Corpo. Mentre la forza principale della divisione “Kanawha” attaccava i sudisti il 23° Ohio fu incaricato d’aggirarne le posizioni.
L’attacco fu sostenuto da un intenso fuoco d’artiglieria e a un certo punto i confederati cedettero in quanto si trovarono contemporaneamente sia aggirati sulla destra che attaccati frontalmente da forze superiori. Il resto del IX Corpo giunse in prima linea poco dopo il crollo dei confederati e qui Burnside commise l’errore di non sfruttarne lo sbandamento continuando l’avanzata ma si fermò in attesa di Hooker: in questo modo diede due ore di tempo a Hill. Il generale sudista ne approfittò per rafforzare le sue posizioni su Turner’s Gap con tutte le sue brigate a cui s’aggiunse la brigata Drayton della divisione Jones.
Le forze erano schierate come segue: Colquitt mantenne le sue posizione di traverso al passo; alla sua sinistra fu schierata la brigata Rodes e alla sua destra Drayton mentre Garland venne ritirato dal fronte e il suo posto alle spalle di Drayton verrà poi preso da Anderson . Alle ore 14 incominciò un durissimo assalto della 3° divisione/I Corpo comandata da Meade, in special modo contro la brigata Rodes che resistette splendidamente. Verso le 16 arrivò anche la 1° divisione/I Corpo e la situazione si fece molto difficile per i sudisti in quanto la 1° brigata/1° divisione stava infilandosi in un varco apertosi fra Colquitt e Rodes.
Il tempestivo arrivo di altri rinforzi inviati da Longstreet (provenienti dalle divisioni Jones e Hood) permisero di ristabilire continuità sulla linea del fronte e ne evitarono un probabile collasso.
Con il tramonto i combattimenti cessarono e i sudisti si ritirarono con ordine. I federali avevano ottenuto una vittoria tattica (Lee doveva abbandonare le montagne) ma la vittoria strategica fu indubbiamente confederata in quanto l’Armata della Virginia Settentrionale non era stata spezzata in due, Harper’ Ferry si era arresa e ora poteva consolidare le linee presso Sharpsburg, lungo il fiume Antietam.
La battaglia sulla South Mountain era conclusa.
Lee ebbe la possibilità di far ritirare le proprie divisioni dalle montagne e rischierarle con tutta calma attorno a Sharpsburg e lungo l’Antietam a causa dell’eccessiva lentezza e prudenza di McClellan. Questa caratteristica del comandante federale – unita allo strano atteggiamento tenuto da Burnside – contribuirono non poco al fallimento degli attacchi dei soldati blu.
McClellan prevedeva infatti una strategia d’attacco detta a “scaglioni” ossia una serie d’assalti alla linea nemica portata in tempi diversi. Teoricamente questo dovrebbe costringere chi difende a richiamare rinforzi dai punti non attaccati sguarnendo la linea: approfittando di ciò chi attacca, se dispone di riserve consistenti, può sfruttare i buchi apertisi per sfondare.
Perché questo avvenga è necessario però che la tempistica sia praticamente perfetta, non concedendo al nemico tregua, altrimenti si rischia di mandare i reparti uno alla volta in bocca al nemico con il rischio di farli massacrare, cosa che puntualmente avvenne il 17 settembre del 1862.
Secondo i piani l’attacco si sarebbe dovuto sviluppare partendo dalla sinistra confederata (tenuta da Jackson) con il I Corpo di Hooker, proseguire con il XII Corpo di Mansfield e il II di Sumner al centro (sempre su Jackson) per chiudersi con l’attacco del IX Corpo di Burnside mentre il V e VI Corpo sarebbero rimasti in riserva pronti a sfruttare un eventuale vantaggio tattico.
Purtroppo la confusione nella linea di comando, aggiunta ai problemi precedentemente descritti, rese praticamente impossibile che i piani potessero concretizzarsi: Burnside iniziò la campagna come comandate dell’ala destra con ai suoi ordini il I e IX Corpo.
A poche ore dall’inizio dell’attacco scoprì di non avere sotto di sé solo il IX (cosa che procurerà nel generale risentimento per la “degradazione”). In più a South Mountain il generale Reno era stato ucciso in combattimento: Burnside affermò che il comando doveva passare a Cox ma quest’ultimo non era sicuro d’esserlo ufficialmente.
L’incertezza di Cox fu aggravata dal fatto che Burnside lo controllò strettamente per tutta la battaglia.
In questa incredibile situazione le giacche blu andarono all’attacco.
Dopo le prime scaramucce della tarda serata del 16 settembre l’attacco vero e proprio del I Corpo federale si scatenò all’alba del 17 settembre. Gli obiettivi dichiarati, almeno in questa prima fase, erano la chiesetta detta Dunker Church e i boschi North e East Wood.
La 1° divisione di Hooker occupava la destra del fronte federale, la 2° la sinistra mentre la 3° occupava il centro stando leggermente arretrata rispetto le altre due.
L’attacco fu massiccio e i confederati furono ben presto costretti ad arretrare vistosamente e a Lee fu chiaro che “Stonewall” Jackson non poteva resistere ad una simile pressione. Per sua fortuna l’incapacità di McClellan d’assicurare una tempistica efficace negli attacchi gli permise d’attingere alle riserve muovendo, in soccorso delle divisioni sotto attacco, le forze di Hood.
Il contrattacco che ne seguì è passato alla storia come uno dei più sanguinosi combattimenti di tutti i conflitti e avvenne in un campo di grano di proprietà di un certo Miller.
I confederati erano in inferiorità numerica ma erano freschi e in più godevano della sorpresa: pur tuttavia la “Iron Brigade” federale (la 4° brigata/1° divisione), su cui si concentrò il contrattacco sudista, mantenne fede al suo nomignolo e resistette ostinatamente e, anzi, il 7° Wisconsin contrattaccò a sua volte respingendo gli uomini di Hood.
Questi ultimi non furono da meno: i ranghi furono velocemente riformati dagli ufficiali e tornarono ancora all’attacco.

DURISSIMI SCONTRI TRA I TEXANI DI HOOD E IL 7° WINSCONSIN DELLA IRON BRIGADE AD ANTIETAM
Ne seguì una situazione di stallo, con perdite terribili da ambo le parti: attorno alle 7,30 del mattino la prima parte dei combattimenti era conclusa.
Il comandante del XII Corpo riteneva, e a ragione, che il suo principale compito era d’attenersi al piano generale e proseguire l’attacco subito a sinistra di Hooker.
Quando s’incontrò con il sovreccitato comandante del I Corpo questi gli riferì che il centro dello schieramento del I Corpo era stato spezzato e che gli occorrevano almeno due divisioni di rinforzo.
Il perplesso Mansfield cavalcò alla testa del 10° Maine fino alle prime propaggini dell’East Wood sulla linea del fronte: qui furono accolti da una scarica di fucileria e i suoi uomini risposero. Credendo fossero uomini del I Corpo in ritirata – del resto le informazioni avute da Hooker potevano farglielo credere – ordinò il cessate il fuoco.
A questo punto i federali si posero fuori tiro in un campo lì vicino: mentre arretravano Mansfield tentò di far saltare uno steccato al suo cavallo. La bestia si rifiutò e il comandante federale smontò per condurlo a piedi. Una folata di vento scostò il cappotto e il suo attendente s’accorse che il generale era ferito e sanguinava abbondantemente. Gli prestarono soccorso e lo condussero nelle retrovie dove morirà nel tardo pomeriggio.
A questo punto il comando passò a Williams che schierò la 1° divisione sulla destra collegandola alla sinistra del I Corpo, in modo da garantire continuità al fronte, e la 2° a sinistra e proseguì gli attacchi direttamente su Dunker Church. Fece pochi progressi, in quanto andò, come già era accaduto e ancora accadrà, non in modo coordinato ma da solo.
Comunque l’obiettivo verrà poi conquistato e tenuto per ore.

Lincoln tra i suoi sodlati
I primi elementi della 2° divisione/II Corpo arrivarono sul campo di battaglia alle 8,30 consentendo a Williams di ritirare una parte delle proprie forze.
Sumner aveva, nei piani di McClellan, il compito d’assistere gli attacchi di Hooker e Mainsfield ma anche qui, per un incredibile disguido, la sua 1° divisione rimase ferma sulle proprie posizioni lasciando sole le sue “sorelle”.
Il comandante federale avanzò con tale precisione e marzialità, con Sedgwick a destra e French a sinistra, con i reggimenti così perfettamente schierati da guadagnarsi l’ammirazione di amici e nemici!
Questo almeno nelle fasi iniziali dell’avanzata.
Giungendo nei pressi delle linee nemiche, infatti, un occhio esperto avrebbe potuto notare un pericoloso scollamento fra le due divisioni. Evidentemente fra i confederati qualcuno lo notò tanto da indurre Lee a lasciare praticamente sguarnito il suo fianco destro inviando nella zona le sue ultime riserve: le divisioni Walker e McLaws che s’impegnarono, appena giunte sul campo, in un furioso contrattacco contro i reparti di Sedgwick costringendolo a ripiegare: i reggimenti 15° Massachusetts e 34° e 82° New York persero più di metà degli uomini.
La linea del fronte si stabilizzò anche se gli scontri continuarono fino alle 13,00 quando cessarono. Cessarono, ma non avrebbero dovuto in quanto i federali avevano ancora importanti riserve da sfruttare come il VI corpo di Franklin.
Quest’ultimo giunse sul campo di battaglia verso le 10 e avrebbe anche contrattaccato sennonché Sumner si oppose all’idea, ritenendola un’imprudenza. La questione fu sottoposta a McClellan che scelse di non attaccare.
L’opportunità di spezzare il fronte sudista una volta per tutte era stata malamente sprecata in quanto Lee non aveva ora, più alcuna riserva.
La divisione confederata di D.H. Hill teneva una splendida posizione difensiva, durante la battaglia di Antietam. Si era infatti attestata lungo un viottolo (verrà poi soprannominato “bloody lane”) che risultava “scavato” rispetto ai terreni circostanti costituendo quindi una vera e propria trincea naturale.
Hill schierò le sue brigate nel seguente modo: da sinistra Colquitt, Rodes, G. Anderson. La linea proseguiva “appoggiandosi” a ciò che rimaneva della divisione R. Anderson ossia le brigate Wright e Cuming con le brigate Pryor e Evans in riserva. Contro queste forze si scontrerà la 2° divisione/II Corpo di French.
Il comandante federale schierò la sua divisione su tre linee partendo dalla 3° brigata, seguita dalla 2° con la 1° inizialmente in riserva anche se ben presto allargò il fronte facendola schierare in prima linea alla sinistra della 3° brigata. Il fatto che i confederati occupassero un trinceramento impediva ai soldati blu d’accorgersi del nemico se non quando ci finivano sopra! I combattimenti si svolsero a distanze estremamente ravvicinate con perdite devastanti da ambo le parti.
LA IRISH BRIGADE AD ANTIETAM
A French giunse in soccorso parte della 1° divisione/II Corpo tra cui la 2° brigata, la “Irish Brigade” (formata da immigrati irlandesi) di Meagher un personaggio pittoresco, deportato dagli inglesi in Tasmania per attività sediziosa e da cui era fuggito arrivando in America. Ben presto i rinforzi (compresa la 1° brigata/1° divisione di Caldwell) si gettarono nella mischia attaccando i reparti di Willcox e Wright ma anch’essi dovettero desistere. I combattimenti durarono per tre ore ma non si registrarono progressi significativi (a parte la decimazione dei reggimenti sia blu che grigi) fino a quando Rodes, nel tentativo di respingere più indietro possibile i soldati federali, lasciò il trinceramento per attaccare.
Il suo attacco fu respinto, costringendolo a ritornare sul “bloody lane” in fretta ma permise anche ai federali di far sloggiare Wright dalle sue posizioni. Rodes ora aveva il fianco destro scoperto e stava per essere preso d’infilata.
Il problema gli fu fatto notare dal tenente colonnello Lightfoot del 6° Alabama, al quale Rodes ordinò di rischierarsi in modo da “negare il fianco al nemico” ossia arretrare leggermente e mutare fronte. Lightfoot interpretò male l’ordine e ordinò ai suoi la ritirata che furono presto seguiti anche dal 5° reggimento Alabama per lo stupore del loro comandante di brigata.
L’abile Caldwell ne approfittò immediatamente occupando le posizioni confederate: la brigata Pryor che si trovava in riserva abbandonò anch’essa le posizioni e fu solo l’intervento di Hill in persona (che tenne duro con gruppi di sbandati raccolti alla meglio) e per la spossatezza dei nordisti che il fronte tenne.
Ora i confederati erano veramente nei guai: basta ancora un piccolo sforzo ai nordisti per sfondare, Lee non ha più nulla da gettare nella mischia.
Ma ciò non accadrà. Perché? Vediamolo insieme.
Nei piani di McClellan l’ultimo, in ordine temporale, a lanciarsi all’attacco doveva essere il IX Corpo di Burnside il cui compito era attraversare l’Antietam e occupare Sharpsburg.
La direttrice dell’attacco prevedeva lo scavalcamento di un ponte di pietra, il risalire la sponda opposta (con i sudisti ben trincerati) e calare sulla città.
Compito di per sé già difficile a cui si aggiunse il broncio dell’ex comandante d’ala. Burnside ricevette ordine di muoversi verso le 8,30 ma alle 10 del mattino ancora nulla si muoveva.
McClellan inviò ben due messaggeri fino a quando, esasperato, inviò il suo aiutante di campo.
Finalmente il IX Corpo prese a muoversi e Burnside motivò il suo ritardo adducendo al fatto che « stava attendendo ulteriori istruzioni ». Resta il fatto che le prime truppe non furono in posizione che per le 13 e raggiunsero Sharpsburg verso le 15.
La 2° brigata/2° divisione fu la prima a muoversi appoggiata dalla 2° brigata/divisione “Kanawha”.
Conquistare il ponte risultò subito molto difficile così come il risalire la sponda opposta. In buche improvvisate e nascosti dietro macchie d’alberi gli uomini della brigata Toombs resero un inferno la vita degli uomini in blu, infliggendo loro durissime perdite, anche se, soverchiati di numero e colpiti da un inteso fuoco d’artiglieria dovettero alla fine cedere il passo e alla fine la riva opposta fu conquistata dagli unionisti.
Solo dopo si comprese che il torrente era guadabile, ciò avrebbe risparmiato molte vite umane nel carnaio sul ponte oggi chiamato Burnside Bridge

Burnside fece fermare le proprie truppe per riorganizzarle appena dopo il fiume ma questo fece loro accumulare altro ritardo. La 2° divisione, quella lanciata all’attacco e quindi stremata, fu lasciata di presidio al fiume, mentre la 1° e la 3°, assieme alle brigate della “Kanawha” non utilizzate prima, attaccarono Sharpsburg.
Lee non aveva praticamente più truppe sennonché i ritardi accumulati da Burnside permisero alla divisione A.P. Hill di giungere sul campo di battaglia appena in tempo, proveniente da Harper’s Ferry.

l'arrivo di Hill
L’improvviso arrivo di forze fresche scompaginò, come già era accaduto altrove sulla linea del fronte, i soldati federali. Fu solo la pronta reazione della 1° brigata/divisione “Kanawha” a salvare la situazione. Schierando i suoi uomini in uno strano angolo retto (in modo da fronteggiare contemporaneamente i nuovi arrivati e le truppe che aveva di fronte) il colonnello Scammon oppose una durissima resistenza, rintuzzando il contrattacco.
Al tramonto i combattimenti cessarono.
Sul campo di battaglia scese il silenzio: il bagno di sangue era terminato.
Il generale Lee si ritira tornando a sud.
Antietam fu il giorno più sanguinoso della guerra civile: oltre 26 mila fra morti, feriti e dispersi, di cui 14 mila in grigio e 12 mila in blu.
DOPO QUESTA BATTAGLIA LINCOLN PROCLAMA L'EMANCIPAZIONE DEGLI SCHIAVI
conclusioni: "la storia dimostra che"

c'è da chiedersi che uso avrebbe fatto Grant o Sherman di un foglio dove c'erano tutti tutti i piani di Lee, ma MacClellan aveva un altro cognome e la dice lunga il fatto che Lee pur sapendo che i suoi piani erano caduti in mano nemica, non li cambiò.
Di contro il generale Lee dimostrò sempre di essere un grande comandante ma solo a casa sua, ogni volta che portò le truppe fuori dal sud finì sempre male, Antietam compresa.
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