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INFERNO BIANCO- IL BAULE NELLA PRATERIA - GOLDEN CITY- BOOT HILL

21/12/2009 - RECENSIONI INFERNO BIANCO WESTERN INDIPENDENTE DI STEFANO JACURTI REGIA EMILIANO FERRERA E STEFANO JACURTI

PUPI AVATI SU INFERNO BIANCO

Recensione da Sentieri Selvaggi

Inferno Bianco”, il western/horror italiano del futuro

Un film indipendente e autoprodotto, diretto da Stefano Jacurti e girato tra le nevi del Gran Sasso-

di Margherita Palazzo

È stato girato tra Gennaio e Aprile 2007 tra le nevi del Gran Sasso (e presentato in anteprima in varie città italiane - Roma, L’Aquila, Trieste, Rieti, Bologna in occasione del Tentacoli Film Festival, dedicato al cinema indipendente di genere, dove ha vinto il premio Acec) Inferno bianco, lungometraggio low budget interamente autoprodotto scritto da Stefano Jacurti (autore di corti testi teatrali e racconti western) e codiretto con Emiliano Ferrera. Si tratta di un western con venature horror ambientato nell'Oregon nel 1885, che segue la spedizione guidata dall’archeologo di Boston Rick Morrison, che comprende avventurieri, pistoleri e la cugina di Morrison, soggetta a crisi nervose, bloccata tra i ghiacci a causa di una bufera e alle prese con inquietanti presenze. Tra le suggestioni che lo hanno ispirato Jacurti cita, a parte un amore viscerale per il western in genere, Il grande silenzio di Corbucci, Dead Man di Jim Jarmusch, ma anche L’urlo dell'Odio di Lee Tamahori, per il tema della sopravvivenza. Il film si è conquistato l'attenzione di Pupi Avati, che ha scritto una lettera all'autore complimentandosi per la sua scelta di utilizzare l'Abruzzo come location.

 DA SMIANGO'S SPAGHETTI WESTERN

Directed by Emiliano Ferrera & Stefano Jacurti

This spaghetti western from 2006 has escaped my attention until last Thursday, when I found a topic from Gente Di Rispetto forum in which the film was mentioned. Obviously it's a horror western of some sorts and reminds me a bit of Ravenous (1999). For an amateur production it looks promising, with nice black & white photography and effective music. According to film's MySpace site it won the first place at Tentacoli Film Festival. Running time: 82 minutes.

da LOUDVISION

Inferno Bianco: Il Western italiano riparte dal Gran Sasso

DI Piera Boccacciaro

Oregon, vigilia di Natale 1885. Anzi no, a ben vedere siamo in Abruzzo. Esperimento apprezzabilissimo, il regista indipendente Stefano Jacurti, assieme ad Emiliano Ferrera, ha scelto di ambientare il suo film in Oregon, girandolo in Abruzzo, sul Gran Sasso. Un film che è un caso più unico che raro nel panorama cinematografico italiano - almeno dai tempi di Sergio Leone e Sergio Corbucci: un western.

Vincitore del premio Acec al Tentacoli Film Festival - manifestazione dedicata a produzioni indipendenti e di genere - il film è stato interamente autoprodotto con un budget limitatissimo - seimila euro!!! - e con una sola videocamera, mentre i costumi da cowboys e le armi provengono dalla collezione privata del regista romano, che nel genere western si è già cimentato col corto "Booth Hill" - tanto per farsi un'idea sulla sua passione quasi maniacale, basti citare che casa sua è una sorta di museo del West, con vetrinette affollate di personaggi della storia americana, poster di film e attori, armi d'epoca, cappelli da cowboy e, per finire in bellezza, una sagoma di cartone di Clint Eastwood nell'ingresso, ad accogliere gli ospiti, per farli entrare nel giusto mood, diciamo così.

In questo caso Jacurti è anche sceneggiatore e attore, nella parte del cattivo, temibilissimo Brigham, un mormone con mire espansionistiche verso Ovest; è la conquista del Selvaggio West, baby, e non ci sono regole, se non quella del fucile e della pistola: se ci sono due uomini, e uno ha la pistola, l'altro il fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto.

Il western fa il suo giro, è il caso di dire. Perché "Inferno Bianco" è pronto per incominciare l'avventura anche all'estero, forte del sostegno di un big del cinema italiano come Pupi Avati. In Italia il film, certamente di nicchia, ha raggiunto un pubblico insolito, che non è solo quello metropolitano attento allo scenario underground, ma è anche quello dei piccoli paesi, che se gli va bene deve fare 30 chilometri per raggiungere il cinema più vicino, magari un multisala in mezzo al nulla. Il film infatti vanta sì partecipazioni a festival e rassegne, la visione nei locali e nei cineclub, ma è stato visto anche in piazze all'aperto. "Mitica la proiezione a Lucoli dei Marsi, piccolo paese abruzzese", spiega il regista, " immaginate la scena: notte stellata, gente affacciata alla finestra, famiglie che si portano le sedie da casa, piazza piena, una situazione da "Nuovo Cinema Paradiso", da brivido".

In un momento in cui il western sembra un genere morto - cos'è cambiato? Il pubblico non ha più quella sorta di fanciullezza dell'anima, di ingenuità di fronte all'epica western? Siamo troppo smaliziati? Ormai siamo abituati ad una violenza spettacolare, in cui anche i cari vecchi supereroi sono considerati degli sfigati, con l'eccezione del buon vecchio Spiderman in versione corretta e aggiornata? Non c'è più l'eroe, non buono, ma ambiguo, anche spietato, incupito in misteriosi silenzi carichi di qualcosa di imperscrutabile, forse dolore urlante vendetta nelle praterie desolate del West?

Chi scrive non sa dare una risposta al perché non si facciano più film western, considerati ormai un pezzo di antiquariato, ma può solo rallegrarsi di fronte alla comparsa, in un panorama altrettanto anomalo - ma in questo caso, una volta tanto, felicemente anomalo - come l'Italia, di un film che rende omaggio al western classico.

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DA KINEMATRIX- Sarah Gherbitz

Oregon: è la vigilia di Natale del 1885. Dopo una violenta bufera, la spedizione assoldata da Rick Morrison (Alessandro Grande) un archeologo di Boston, perde i cavalli e resta bloccata nella neve. Ne fanno parte la guida Old Jack, il Messicano e Peggy (Eleonora De Bono), la cugina dell'archeologo nelle vesti di Calamity Jane del gruppo. La loro meta è la Valle dei Fossili, dove Rick è diretto alla ricerca di fortuna, ma lungo il cammino dovranno vedersela con Brigham (Stefano Jacurti), un cattivissimo mormone ansioso di estendere i suoi territori verso Ovest, e soprattutto con il terribile spirito del Wendigo, misterioso demone che, come recita un’antica leggenda delle tribù indiane, si nutre di carne umana…
Il western fa il suo giro, è il caso di dirlo a proposito di questo INFERNO BIANCO, lungometraggio indipendente frutto di un anno e mezzo di lavorazione, sudore e sacrifici sulle montagne dell’Abruzzo, che riporta sugli schermi il genere di frontiera dopo molti anni di assenza. Dopo la partecipazione ai festival e alle rassegne, la visione nei locali, cineclub, piazze all’aperto, è pronto per incominciare l'avventura anche all’estero. La sceneggiatura è di Stefano Jacurti, filmaker indipendente già autore del corto western “Boot Hill”, che ha diretto e prodotto il film a quattro mani col regista Emiliano Ferrera, realizzando così il sogno di girare un lungometraggio sul suo genere preferito.
Scrive Stefano Jacurti: “Ogni volta che si intraprende un viaggio mentale attraverso un mondo che si vuole raccontare, si parte sempre da qualcosa che si è visto, letto, ascoltato. Anche io sono partito da qualcosa quindi. IL GRANDE SILENZIO di Corbucci, DEAD MAN di Jim Jarmush e L’URLO DELL’ODIO sono stati film che mi hanno colpito e allora ho scritto questa storia che però non ha nulla a che vedere con la trama dei tre film citati (…) Sono film che comunque, per un motivo o per un'altro, hanno acceso la miccia del mouse che mi ha fatto intraprendere una strada del tutto personale”.
Vincitore del premio Acec al Tentacoli Film Festival, manifestazione dedicata a produzioni indipendenti e di genere, il film è stato interamente autoprodotto con un budget di seimila euro, mentre i costumi da cowboys e le armi provengono dalla collezione privata del regista.
Con una recitazione volutamente sopra le righe che tocca il suo vertice nel coup de théatre finale, INFERNO BIANCO è dopo anni di buio uno dei primi lunghi a scommettere su generi per troppo tempo trascurati, in particolare il western e l’horror con forti suggestioni psicologiche, da intendersi come mistero più di quanto esso venga effettivamente mostrato. Si spiega così l’atmosfera di sottile e palpabile angoscia che accompagna i personaggi lungo tutto l’arco del film, analogamente alla scelta di utilizzare il bianco e nero per raccontare la loro avventura. Le foresta scura, le montagne, i sentieri impervi coperti dal manto bianco ed accecante di neve, diventano allora i veri protagonisti di questo film. Lo scenario appenninico si è prestato magnificamente al progetto cinematografico di Jacurti e Ferrera, accompagnandone coi tratti più ostili del territorio la poetica spigolosa, ben integrata con la peculiare consistenza materica dei luoghi di ripresa. La validità delle location si ripercuote quindi nell’impronta estremamente realistica di molte scene, a partire dai passi pesanti che affondano nella neve, per arrivare alle silhouette dei personaggi che si distinguono a fatica nella tormenta. Ne deriva un omaggio al western classico che si propone al contempo come ripresa originale di un viaggio, teso a esplorare il rapporto tra Uomo e Natura, su uno sfondo spettacolare che rimanda ai grandi spazi americani popolati da fantasmi (quel Wendigo già evocato cinematograficamente da Antonia Bird e Larry Fessenden), estrema sopravvivenza di popolazioni e culture natie.
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dalla torre di babele- camillo leone

Parte dal basso, dallo strato marginale della periferia del cinema, quella che possiamo di certo definire una ambiziosa e acuta sfida.
A lanciarla è un esordiente, si fa per dire, Stefano Jacurti autore e regista di Inferno Bianco, un lungometraggio tutto italiano, a metà tra il genere western e quello horror.
Il film girato interamente in un clima rigidissimo sulle gelide vette del Gran Sasso, si avvale di un cast del tutto esordiente e, naturalmente come accade sempre piu’ spesso a chi ha idee e talento da vendere, trattasi di un lavoro realizzato grazie a costi contenuti, con un budget minimo, che però non hanno affatto inciso sul risultato finale.
Dialoghi, scene, e soprattutto un montaggio veloce e di prim’ordine faranno, almeno si spera, di Inferno Bianco un piccolo grande caso cinematografico.
Jacurti si è ispirato fortemente al western classico americano, con forti contaminazione di “spaghetti western” nostrano e dei suoi lati piu’ marginali e gotici, come nel caso dei violentissimi western di Antonio Margheriti, Lucio Fulci, e non ultimo Giulio Questi.
Da qualche settimana Jarcurti sarà  per presentare questa pellicola, che avrà anche un prossimo blog personale.
L’idea di rilanciare il genere piu’ longevo del cinema italiano, ormai sepolto da decenni, affascina e nello stesso tempo fa riflettere. Inferno bianco è un ottimo lavoro è non può e non deve assolutamente rimanere chiuso nei circuiti dei festival di provincia.

da radiocinema- alessandra sciamanna- daniele silipo

Quella che vi presentiamo oggi – con grande e sincero trasporto – è una delle pellicola più coraggiose e singolari apparse in Italia negli ultimi tempi: “Inferno Bianco”, di Stefano Jacurti. Vincitore del Premio Acec al Tentacoli Film Festival del 2007 questo film è la concreta e sfrontata dimostrazione – se ancora ce ne fosse bisogno – che realizzare del buon cinema di genere in Italia, è possibile. Anzi, è realtà . Sulle fredde e innevate montagne del Gran Sasso, il regista/sceneggiatore Stefano Jacurti e il suo prezioso cast di instancabili attori, si sono gettati a capofitto in un’impresa ardua e inaspettata, lasciando tutti i cinefili più attenti a bocca aperta. Questi impavidi signori, armati di pochi soldi e tanta pazienza, sono riusciti a “resuscitare” un genere da tempo dato per morto, il western, commistionandolo con l’horror. Era dai tempi dello spaghetti western che non si assaporava più, in maniera così incisiva, il piacevole gusto di un film di frontiera a tutto tondo. Genere puro ricreato con decisione: non più solo attraverso suggestioni o semplici rimandi ma ponendo le atmosfere del vecchio west al centro della scena. “Inferno Bianco” è un’esplosione di potenzialità : magari non potrà competere con il difficile mercato internazionale ma, tra difetti e impennate di stile, rimescola le carte in tavola e apre nuovamente i giochi.

da luci coraggiose

INFERNO BIANCO di Emiliano Ferrera  e Stefano Jacurti (v è uno dei film più importanti del 2007 almeno per due motivi: primo, perchè segna il ritorno dopo anni di assenza del "genere" italiano per eccellenza, il western (e in tempi non sospetti, cioè prima di retrospettive lagunari, mode passeggere e tarantinate varie); secondo, perchè è esattamente il tipo di film di cui il cinema italiano ha bisogno per scrollarsi di dosso quella patina di noiosissimo realismo salottiero e borghese di cui sembra essersi ricoperto da ormai una ventina d'anni. Forza così, che forse ci sono delle speranze.

"Inferno bianco" (vedi il
trailer) è un western di ambientazione "invernale" assolutamente inusuale per il genere e che ci riporta alla memoria il Corbucci del "Grande silenzio" (e "Cannibal! The musical" di Trey Parker & Matt Stone); ma è anche un western atipico perchè venato di horror e quindi "appetibile" ai fans dell'uno e dell'altro genere. Le riprese del film sono state effettuate in un contesto climatico e logistico piuttosto estremo (su un ghiacciaio del Gran Sasso), pare a diversi gradi sotto zero, ed è girato al 90% in esterni. Stiamo parlando ovviamente di un film a basso budget, autarchico, eppure, come autorevolmente dichiarato dal mitico regista Giulio Questi (uno che di western, e di cinema, ne sa qualcosa): "in questo film succede di tutto". E c'è da fidarsi.

L'alternativa a questo western teatrale, coraggioso ed epico, se vi garba, è il cinema italiano generazionale e ben più orrorifico a cui ci siamo abbassati da qualche anno: "rimini d'estate/ricordi che risate/la figa sempre in testa/ e poi quella festa all'università"... (grazie ai
Fucktotum per la splendida sintesi)

da bizzarro cinema- alessandra sciamanna

Tra le impagabili produzioni indipendenti italiane spunta prepotente Inferno Bianco, pellicola western/horror di Stefano Jacurti ed Emiliano Ferrera. Vincitore del premio Acec al Tentacoli Film Festival di Bologna, il film è stato realizzato tra dicembre e aprile 2007, in cinque mesi durante i quali, ogni week-end, cast tecnico e artistico si ritrovava sulle montagne del Gran Sasso sfidando la nuda montagna e le intemperie di un rigido inverno.
Inferno bianco è un prodotto innovativo, ammirevole e coraggioso, che scavalca – piuttosto agevolmente – tutte quelle limitazioni e confini dentro i quali, da tempo, il cinema italiano di genere ha rinchiuso le proprie potenzialità. Girato interamente in esterni (fatta eccezione di un breve momento di “riparo”) sulle fredde e innevate montagne abruzzesi, questo lavoro è la riproposizione, a pieno titolo, dei vecchi film di frontiera: le atmosfere tipiche del West sono qui ricreate con maestria e fedeltà, figlie di un occhio attento e garbato. L'incastro perfetto tra la resa professionale del bianco e nero - onesto ed efficace - e lo “sporco” tipico delle riprese in digitale rende l'immagine magnetica e fortemente originale. Un tocco - voluto o meno non è importante - incisivo e caratterizzante. Insomma, tutti gli elementi tipici di questo genere dimenticato fanno mostra di sé, ognuno al posto giusto: pistole, cavalli, cowboy. Non manca davvero nulla. Qualche punto debole c'è - il budget limitato per certi versi dà per altri toglie - ma l'energia, la passione e l'impegno di questi “cowboy italiani” trasudano da ogni inquadratura. (Alessandra Sciamanna)

 

 

Dal sito "Cani arrabbiati":

L'uscita di un film western è di per sè un evento. Se poi ti dicono che Inferno bianco non è proprio un western ma un western-horror, allora la curiosità cavalca come i protagonisti. Girato sulle nevi del Gran Sasso si tratta di un autoproduzione low-cost diretta da Emiliano Ferrera e stefano jacurti, scritta da Stefano Jacurti che così riassume la trama: Un archeologo di Boston, Rick Morrison, si reca nel west alla ricerca della valle dei fossili. Nella spedizione assoldata dall'archeologo ci sono pistoleri, trapper e Peggy, sua cugina. I vecchi conti in sospeso, la follia di un sogno spinto all'estremo e le inquietanti presenze tra le montagne dell'Oregon..."Qualcosa" nella valle dei fossili, attende l'archeologo e i duri uomini della frontiera. Quando il Western incontra l'Horror!
Il film cerca una distribuzione in home video ma è possibile riceverlo con la formula della donazione tramite il blog dello sceneggiatore. Per maggiori informazioni e contatti
http://infernobianco.spazioblog.it/ (26/03/2007)

da serel international stefano termanini

Stefano Jacurti, autore e regista del film Inferno bianco, interamente girato sul Gran Sasso, e della raccolta di racconti westerN “Il baule nella prateria”, recentemente pubblicata dalla nostra casa editrice, è stato ospite della trasmissione Tempi Dispari a RaiNews24.
Durante l’intervista Stefano Jacurti ha potuto raccontare la sua esperienza durante la produzione del film Inferno bianco: “era un inverno terribile”, ha detto, rimarcando come il film abbia richiesto capacità “cavallerizze” – un “western senza cavalli non avrebbe senso”, ha detto Stefano Jacurti.
Del film si possono trovare in Rete diverse anteprime, così come materiale video (presentazioni, interviste ecc.)
a questo indirizzo, cui rimandiamo.
Riguardo a “Il baule nella prateria” e alle sue atmosfere da western autentico, piene di energia, ritmo (e anche di pathos), vi invitiamo a visitare la nostra
Libreriaonline e ad acquistarne una copia.

DA AMATERAMO

Inferno bianco", lungometraggio low budget interamente autoprodotto e scritto da Stefano Jacurti (autore di corti testi teatrali e racconti western) e codiretto da Emiliano Ferrera, si è conquistato l'attenzione di Pupi Avati, che ha scritto una lettera all'autore complimentandosi per la sua scelta di utilizzare l'Abruzzo come location. "Mi è parso un esperimento apprezzabilissimo - ha scritto il regista nella lettera a Jacurti - quello di ambientare in modo del tutto verosimile la tua storia nell'Oregon, ambientandola in Abruzzo!".

Il film, un western con venature horror, è stato girato tra gennaio e aprile 2007 tra le nevi del Gran Sasso e presentato in anteprima in varie città italiane - Roma, L'Aquila, Trieste, Rieti, Bologna - in occasione del Tentacoli Film Festival, dedicato al cinema indipendente di genere, dove ha vinto il premio Acec.




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UN LUNGOMETRAGGIO GIRATO SUL GRAN SASSO E UN LIBRO DI RACCONTI WESTERN

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